INTERVISTA A FRANCESCO FRANCESCHI

di Marco Musorrofiti
Nel campo della chirurgia ortopedica, il prof. Francesco Franceschi si distingue come uno dei principali punti di riferimento grazie alla sua straordinaria esperienza e competenza. Specializzato nella chirurgia di anca, ginocchio e spalla, il professor Franceschi ha costruito una carriera di eccellenza, dedicandosi con passione al trattamento di patologie complesse dell’apparato muscolo-scheletrico. La sua filosofia professionale non si limita all’intervento chirurgico, ma abbraccia un approccio che pone al centro il paziente e la sua qualità di vita.
Con molti anni di pratica clinica alle spalle, il prof. Franceschi ha perfezionato tecniche chirurgiche innovative, integrandole con un percorso personalizzato di riabilitazione post-operatoria. Questo approccio consente ai pazienti non solo di recuperare la piena funzionalità, ma anche di migliorare il proprio benessere generale. La sua attenzione ai dettagli e l’ascolto attivo delle necessità di ciascun paziente gli hanno permesso di costruire un rapporto di fiducia e di garantire risultati duraturi.
Durante questa intervista, avremo l’opportunità di esplorare la visione del prof. Franceschi sulla chirurgia ortopedica moderna, un ambito in continua evoluzione che beneficia sempre più delle tecnologie avanzate e delle metodiche minimamente invasive. Parleremo dell’importanza di un percorso riabilitativo ben strutturato, essenziale per ottimizzare gli esiti degli interventi, e analizzeremo le più recenti innovazioni tecnologiche che stanno rivoluzionando il settore.
Inoltre, il professore condividerà alcune delle sue esperienze professionali più significative, sottolineando il valore della collaborazione interdisciplinare tra chirurghi, fisioterapisti e altri specialisti per garantire un’assistenza di altissimo livello.
Qual è stato il percorso che l’ha portata a specializzarsi in chirurgia ortopedica? Cosa l’ha ispirata in particolare?
La passione per il trattamento dei problemi dello sportivo e per la chirurgia mininvasiva.
Cosa ha portato con sé dall’esperienza presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico che considera particolarmente importante?
Sono stato molto fortunato ad approdare in questa struttura da giovane ed avere avuto la possibilità di andare all’estero per migliorare le mie conoscenze per poi applicare le tecniche innovative sui miei pazienti. In più tramite il campus biomedico ho coltivato lo spirito per la ricerca e per l’insegnamento.
Quali sono le patologie ortopediche più comuni che tratta e quali tecniche chirurgiche predilige?
Sono un appassionato di chirurgia di spalla e quindi mi occupo del trattamento artroscopico delle lussazioni della spalla e delle lesioni della cuffia dei rotatori. Da anni sono stato uno dei primi chirurghi ad impiantare le protesi di spalla inverse ed ad utilizzare metodiche innovative di posizionamento intraoperatorio tramite la navigazione.
L’approccio alla chirurgia ortopedica è cambiato molto negli ultimi anni grazie alla tecnologia. Quali innovazioni ritiene abbiano avuto il maggiore impatto nella sua pratica?
La programmazione preoperatoria tramite software dedicati e la loro applicazione sul campo operatorio tramite navigazione, realtà aumentata, virtuale e robotica sono senza dubbio le innovazioni più importanti che hanno rivoluzionato la mia attività.
Quanto è importante la fase riabilitativa post-operatoria per garantire il successo dell’intervento? La riabilitazione è il segreto del successo della nostra attività. Un intervento ben riuscito può non avere un buon risultato se non e seguito da un buon recupero riabilitativo.
Qual è la sua visione in merito?
In realtà è il fisioterapista che passa la maggior parte del tempo con il paziente e può guidarlo verso l’esito favorevole.
C’è un caso specifico o un intervento che ricorda particolarmente come sfidante e/o gratificante nella sua carriera?
Sicuramente quando sono riuscito ad effettuare per la prima volta un intervento di Latarjet in artroscopia.
Quali sono i principali segnali d’allarme che i pazienti dovrebbero riconoscere per decidere di consultare un chirurgo ortopedico per una problematica di spalla?
Il dolore e la rigidità, cioè la perdita del movimento.
La collaborazione tra chirurghi e fisioterapisti è fondamentale per il recupero del paziente. In che modo questa sinergia può essere ottimizzata?
Con l’interazione continua del team e lo scambio di informazioni sul paziente.
Ha lavorato con molte tecnologie avanzate nel suo campo. Come vede l’evoluzione della robotica, della chirurgia assistita e dell’utilizzo della realtà aumentata nella sua pratica?
Siamo solo all’inizio dello sviluppo di queste metodiche e sono sicuro che ne vedremo presto tante sorprese.
Qual è la sua pratica personale in merito alla gestione del dolore post-operatorio e come bilancia le esigenze del paziente con la sicurezza?
Sono sempre attento al dolore postoperatorio immediato e soprattutto ritardato perché può essere una spia importante del risultato.
Guardando al futuro, quali sono le tendenze emergenti nel campo della chirurgia ortopedica e della riabilitazione che la entusiasmano di più?
L’applicazione della intelligenza artificiale alla chirurgia sembra molto promettente.
Ci parli della sua nuova esperienza presso l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli e del suo nuovo incarico presso l’Università degli Studi Link di Roma.
Sono due esperienze per me esaltanti perché mi permettono di unire le mie due passioni: l’attenzione verso il paziente e la ricerca clinica.
Si è appena conclusa la seconda edizione da lei promossa del Rome Shoulder Revision Arthroplasty Course dove sono intervenuti ortopedici specialisti della spalla da tutto il mondo.
Sono stati presenti rappresentanti dal Giappone, dall’Australia, dalla Corea, dalla Tailandia, dall’America e dall’Europa e si è discusso sul trattamento delle lesioni ossee e dei deficit ossei da trattare per recuperare situazioni disperate e non in seguito ad impianti sbagliati o mal funzionanti. Si è parlato inoltre a lungo delle moderne metodiche di valutazione preoperatorie e di programmazione della procedura chirurgica necessaria per ripristinare la funzionalità della spalla: l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale rappresentano già una realtà delle nostre sale operatorie ed il futuro apparterrà alle protesi paziente-specifiche prodotte ed impiantate con l’aiuto della raccolta dati degli impianti precedenti.
Grazie per questa intervista e buon lavoro al prof. Francesco Franceschi.